Negli ultimi mesi Mohammed Bellala ha lavorato a un progetto che mette in luce una delle lacune più critiche – e meno discusse – nella sicurezza delle identità moderne. Il risultato di questo lavoro è SpecterBroker, accompagnato dalla nuova versione di SpecterPortal 2.0: due strumenti che dimostrano come gli attuali sistemi EDR/XDR non siano in grado di rilevare un’intera classe di attacchi basati sull’abuso dei token. 

Per chi guida la sicurezza IT in aziende medie ed enterprise, questo tema non è solo tecnico: riguarda direttamente la capacità dell’organizzazione di proteggere identità, accessi e infrastrutture cloud in un contesto in cui l’autenticazione moderna si basa sempre più su token e sessioni persistenti. 

 

Per una panoramica immediata delle tecniche e delle implicazioni operative, è disponibile anche un video dimostrativo: 👉

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Perché i token sono il nuovo perimetro di attacco

Le aziende hanno investito negli ultimi anni in soluzioni EDR/XDR sempre più sofisticate, progettate per bloccare attacchi tradizionali come credential dumping, memory injection e manipolazioni di LSASS. Ma c’è un problema: non tutto ciò che conta passa da LSASS. 

Una parte fondamentale dell’autenticazione moderna – inclusi Office, Teams, Azure Portal, VS Code e molte altre applicazioni Microsoft – utilizza il TokenBroker, un sistema che memorizza token e credenziali nella filesystem cache. Ed è proprio qui che nasce il punto cieco. 

SpecterBroker: cosa fa e perché gli EDR non lo vedono

SpecterBroker è stato progettato per dimostrare in modo concreto quanto sia fragile questo modello. Le sue capacità includono: 

  • Estrazione dei token dalla cache TBRes (Office, Teams, Azure Portal, VS Code, ecc.) 
  • Dump dei token del WAM Broker (Access Token, Refresh Token, credenziali NGC) 
  • Zero interazione con LSASS – opera esclusivamente tramite accesso al filesystem 
  • Esportazione in formato JSON, ottimizzata per operazioni offensive 

 

Il dato più rilevante emerso dai test è semplice e inquietante: gli EDR/XDR moderni non rilevano queste attività. Zero alert. Zero telemetria. Zero visibilità. 

Il motivo è strutturale: gli EDR monitorano memoria, process injection e accessi sospetti a LSASS, ma il TokenBroker vive nel filesystem e utilizza pattern di accesso perfettamente legittimi. Per la sicurezza aziendale, questo significa una cosa: un attaccante può sottrarre token validi senza lasciare tracce rilevabili dagli strumenti di difesa più diffusi. 

Il messaggio per SOC e Blue Team: state monitorando il livello sbagliato

Le regole di detection attuali si concentrano su tecniche ormai note e consolidate. Ma gli attacchi evolvono, e oggi l’abuso dei token rappresenta una superficie di attacco che richiede: 

  • nuova telemetria 
  • nuove regole di detection 
  • un cambio di paradigma nella protezione delle identità 

Il rischio non è teorico: è operativo, concreto e già sfruttato in scenari reali. 

SpecterPortal 2.0: cosa succede dopo l’estrazione dei token

Estrarre un token è solo il primo passo. La domanda che ogni responsabile IT dovrebbe porsi è: cosa può fare un attaccante con quei token? 

È qui che entra in gioco SpecterPortal 2.0, progettato per dimostrare l’intera pipeline di attacco su ambienti Azure ed Entra ID. 

Cosa abilita SpecterPortal con i token estratti: 

  • FOCI token exchange: conversione dei Refresh Token in token validi per 36 applicazioni Microsoft 
  • Multi‑audience generation: creazione di Access Token per Graph, ARM, KeyVault, Storage e altri servizi 
  • Operazioni complete su M365: gestione email, accesso a Teams, OneDrive e SharePoint 
  • Abuso delle risorse Azure: esecuzione comandi su VM, estrazione token Managed Identity, accesso ai segreti Key Vault 
  • Enumerazione Entra ID: utenti, gruppi, dispositivi, applicazioni 
  • Enumerazione delle Conditional Access Policy, anche senza permessi 
  • …e molte altre funzionalità 

Per i Red Team, questo elimina la necessità di phishing, MFA bypass o Device Code Flow. Per le aziende, significa che un token compromesso equivale a un accesso completo e silenzioso all’infrastruttura cloud. 

Cosa significa tutto questo per le aziende

Per i responsabili IT e i CISO, il messaggio è chiaro: 

  • La sicurezza delle identità non può più basarsi solo sulla protezione di LSASS. 
  • I token sono oggi uno degli asset più sensibili dell’intera infrastruttura. 
  • Gli EDR/XDR devono evolvere per colmare un gap che gli attaccanti stanno già sfruttando. 
  • Le aziende devono integrare test di sicurezza che includano anche l’abuso dei token e non solo le tecniche tradizionali. 

La protezione dell’identità non è più un tema “di contorno”: è il nuovo perimetro. 

SpecterBroker e SpecterPortal 2.0 non sono semplici strumenti: sono una dimostrazione concreta di come gli attacchi moderni si muovano su livelli che molte aziende non stanno ancora monitorando. Per chi guida la sicurezza IT, questo è il momento di aggiornare strategie, controlli e capacità di detection. Perché gli attaccanti non aspettano che il mercato si adegui.

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